Il cuore del nostro metodo ALM
Dal modello teorico al tavolo del consiglio: un metodo che parte dagli impegni, usa dati reali e produce decisioni leggibili per chi porta responsabilità istituzionali di lungo periodo.
Abbiamo tutti vissuto la stessa scena: discussione su attivi e passivi che si perde tra dettagli tecnici e slide troppo dense. Il nostro metodo nasce per evitare proprio questo, portando l’Asset Liability Management dentro i processi reali con pochi passaggi chiari.
Il percorso con il nostro metodo Tre Assi
Molti percorsi su Asset Liability Management iniziano con un modello e finiscono con una cartella piena di report. Il nostro viaggio parte invece da domande semplici e arriva a decisioni tracciabili, passando per teoria essenziale, pratica su casi reali e piani operativi compatibili con la governance esistente.
Diagnosi congiunta del contesto ALM
Allineamento sui concetti essenziali
Una volta chiarito il perimetro, lavoriamo su una base teorica essenziale ma mirata. Riprendiamo i concetti chiave di Asset Liability Management legati al caso specifico: durata degli impegni, sensibilità a tassi e inflazione, coerenza tra struttura attivi e passività. Usiamo il minimo di teoria necessario per leggere i numeri che abbiamo raccolto, evitando linguaggi inutilmente complessi. L’obiettivo è che tutti gli interlocutori, dalle funzioni tecniche al vertice, parlino la stessa lingua quando guardano la vista congiunta attivi passivi.
Applicazione del metodo Tre Assi
A questo punto entriamo nella parte più operativa del metodo. Costruiamo la vista congiunta attivi passivi su una stessa linea temporale, scegliamo pochi scenari chiave da testare e applichiamo i Tre Assi: coerenza con gli impegni, resilienza agli shock, leggibilità per chi decide. Per ogni scenario mettiamo in evidenza dove la struttura regge e dove mostra fragilità, collegando queste evidenze alle leve davvero disponibili per l’ente. Past performance doesn't guarantee future results, ma scenari chiari aiutano a capire quali rischi si stanno assumendo.
Condivisione con comitati e consigli
Integrazione nella routine istituzionale
Un metodo ALM ha valore solo se resta vivo nel tempo. L’ultimo passo consiste nel definire come aggiornare in modo periodico la vista congiunta e gli scenari, agganciandoli ai processi già esistenti: pianificazione, risk reporting, incontri con organi di controllo. Documentiamo ipotesi, limiti, fonti dati e responsabilità, così che ogni aggiornamento sia ripetibile e tracciabile. In questo modo l’Asset Liability Management smette di essere un esercizio straordinario e diventa un pezzo stabile della routine istituzionale.
Come funziona, passo dopo passo
La differenza tra un modello elegante e uno utile si vede nel momento in cui arriva sul tavolo del consiglio. Il nostro processo integra bilanci reali, vincoli regolamentari e scenari di rischio senza perdere di vista chi deve firmare le decisioni.
Ricostruzione della vista congiunta
Partiamo da dove spesso si inizia male: attivi e passivi osservati in file separati. Ricomponiamo il quadro usando dati già disponibili, mettendo su una stessa linea temporale impegni, flussi, scadenze e margini di manovra. Non cerchiamo subito la perfezione, ma una vista unica abbastanza solida da reggere la prima discussione.
Selezione e test degli scenari
Traduzione per i decisori
Documentazione e aggiornamento continuo
I principi che sorreggono il metodo Tre Assi
Quattro scelte di fondo che ci impediscono di trasformare l’ALM in un esercizio teorico e lo tengono ancorato alle responsabilità istituzionali reali.
Impegni prima
Partiamo sempre da ciò che l’ente ha promesso a iscritti, assicurati o stakeholder. Ogni passaggio del metodo Tre Assi viene misurato contro questi impegni, non contro modelli ideali. Questo ci impedisce di perdere tempo su soluzioni eleganti ma scollegate dalla realtà delle responsabilità assunte nel lungo periodo.
Resilienza consapevole
Invece di inseguire la previsione perfetta, lavoriamo sulla capacità della struttura ALM di assorbire shock prolungati. Usiamo scenari ragionevoli, ma anche stress mirati, per capire dove serve rafforzare margini e dove la resilienza è già sufficiente. Non esiste struttura priva di rischio, ma esiste una struttura più consapevole dei propri punti deboli.
Trasparenza rigorosa
Ogni numero usato nel metodo Tre Assi deve avere una fonte chiara, un percorso di calcolo comprensibile e un posto preciso nei materiali destinati a comitati e consigli. Evitiamo black box e formule opache. Preferiamo pochi indicatori ben spiegati, che possano essere riletti e discussi anche a distanza di tempo, rispetto a batterie di metriche difficili da interpretare.
Adattabilità reale
Ogni ente ha governance, dati e vincoli diversi. Il nostro metodo non è un pacchetto chiuso, ma una struttura che si adatta al contesto. Manteniamo fermi i tre assi di valutazione, ma moduliamo profondità delle analisi, frequenza degli aggiornamenti e formato degli output in base a ciò che è sostenibile per chi dovrà usarli nel quotidiano.
Come il metodo Tre Assi cambia le conversazioni sull’ALM
- Chiara Rinaldi responsabile ALM bancario
- Lead ALM banking e coordinamento progetti
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Lorenzo Bassi responsabile ALM assicurativo
- Responsabile area insurance
- Marta De Santis referente previdenziale
Lead mandati previdenziali
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Andrea Conti responsabile corporate lunga
Responsabile area corporate
Dal punto di vista del rischio integrato, la forza di Tre Assi è la tracciabilità. Ogni scelta viene collegata a ipotesi, scenari e limiti documentati. Questo rende più semplice dialogare con funzioni di controllo, revisori e organi di vigilanza interna, perché il percorso che porta a una decisione è visibile, non solo il punto di arrivo.
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Elena Moretti coordinamento rischio integrato
- Risk lead e governance
Come trasformiamo l’ALM in uno strumento quotidiano
Molti approcci all’Asset Liability Management promettono modelli eleganti, ma faticano a sopravvivere al giorno dopo. Il nostro metodo interno, Tre Assi, è nato su bilanci reali, comitati rischi e consigli che chiedevano chiarezza. Invece di partire dagli strumenti, partiamo dagli impegni: cosa dobbiamo sostenere, per quanto tempo, con quali margini di manovra. Da lì costruiamo letture che mettono attivi e passivi sulla stessa linea temporale, testano pochi scenari mirati e producono mappe decisionali comprensibili per chi deve approvare le scelte.
Vedere il metodo in azione
Se anche noi ci siamo ritrovati almeno una volta in riunione con troppe tabelle e poche decisioni chiare, sappiamo perché serve un metodo diverso. Il nostro schema Tre Assi nasce proprio da lì: coerenza con gli impegni, resilienza agli shock, leggibilità per chi decide. Possiamo camminare insieme lungo il metodo su un caso reale, partendo dai dati e dai vincoli del tuo ente, per vedere come attivi e passivi si comportano sotto scenari diversi e quali messaggi arrivano in consiglio. Nessun percorso preconfezionato, solo un confronto strutturato su come rendere più operativo il modo in cui oggi leggi l’Asset Liability Management.
Confrontiamoci